Giuseppe “Maestro” Graglia, papa’ di Ercole, e una sua classe ( anni 30 ) »

Giuseppe "Maestro" Graglia e una sua classe ( probabilmente una Quinta elementare ) fotografati nel cortile delle Scuole Comunali, ora sede del Municipio di S. Stefano Belbo
Gli anni della motocicletta sidecar AJS: (1947 – 1953) »

Motocicletta AJS e lambretta davanti ingresso in Via Garibaldi 5 - particolare della foto precedente
Ercole Graglia nella sua prima infanzia, anni 1923-1926 »
Foto storiche del funerale di Giuseppe “Maestro” Graglia, papà di Ercole, anno 1950 »
Santo Stefano Belbo negli anni 20 »
Ercole Graglia nella sua cucina in Via Romagna, Genova »
Nonno Ercole e nipote Federico Graglia »
Quando osservo la foto di mio padre Ercole, bambino, e la confronto con quella di mio figlio Federico, entrambi 2 figli unici, penso: << Ecco, in mezzo a queste due generazioni, così distanti tra loro ( son nati a 86 anni di distanza l’uno dall’altro ) , io sono in mezzo a loro, l’anello di congiunzione, tra i ricordi di un bimbo che crebbe con il mito del “Signor” Binda ( il grande ciclista italiano, dominatore assoluto delle corse negli anni 20 ) e un bimbo che mi chiede lo zainetto di CARS2.
Foto di Ercole Graglia sul motorino in Via Gramsci a Genova, anno 2005 »
Foto di Ercole Graglia in visita a Leivi, estate 2009 »
Ercole Graglia guarda la TV nella sua casa in Via Cottini a S. Stefano Belbo »
Foto di Ercole Graglia a cena presso l’agriturismo Giliana, fam. Bussi, Santo Stefano Belbo »
Flavio Valerio Costantino – di Ercole Graglia »
Flavio Valerio Costantino, detto poi il Grande, nacque nel 280 d.C. a Naisso ( Nis ) attuale Serbia, e morì il 22 Maggio 337 ( 57 anni di vita ) presso Nicomedia. Dopo la morte del padre Costanzo Cloro in Bretagna combattendo contro i Pitti scozzesi nel 308, suo figlio Costantino venne proclamato Augusto dalle sue truppe.
Ciò non era lecito secondo le leggi della tetrarchia istituita da Diocleziano ( 2 Cesari e 2 Augusti per ordinare la successione ed evitare stragi tra rivali al trono ).
Galerio, scelto da Diocleziano come aiutante, sposò Valeria la figlia di Diocleziano e divenne Augusto del regno d’Oriente, e riconobbe Severo come Augusto del Regno d’Occidente. Poco più tardi i pretoriani elessero Massenzio, figlio di Massimiano, imperatore nel 306, in contrasto con l’elezione avvenuta nello stesso anno in Britannia di Costantino, figlio di Costanzo Cloro.
Nella confusa situazione in cui si trovò l’Impero per la rinuncia di Diocleziano di riprendere il potere e per la morte di Severo, Massenzio riuscì a rimanere padrone dell’Italia e dell’Africa, più o meno appoggato dal padre Massimiano, situazione molto confusa.
Costantino, sceso in Italia dalla Gallia nel 312, puntò su Roma ed affrontò Massenzio a Ponte Milvio, un ponte di barche sul Tevere – Saxa Rubra- Sassi Rossi sconfiggendolo e rimanendo così padrone dell’Impero.
Massenzio morì in battaglia annegando nel Tevere.
Il Senato di Roma dichiarò Costantino Augusto, Galerio era morto l’anno prima 311.
Nell’Impero orientale continuava la persecuzione dei Cristiani sotto il dominio di Massimino Daia.
Costantino dichiarò valido l’Editto di tolleranza del 311 per tutto l’Impero.
Dopo la morte di Daia la parte orientale passò a Licinio e nella battaglia di Adrianopoli ( 315 ) e di Crisopoli ( Scutari 323 ) Costantino ( il Grande ) ebbe il dominio di tutto l’Impero per 14 anni.
Questo è il resoconto delle imprese costantiniane.
Molte ombre si addensano sulla sua personalità, molto simile a quella di un antico tiranno.
Era ambiziosissimo, non tollerava rivali, neanche nella sua famiglia, in cui compì orrende stragi.
Pensava forse l’Imperatore di trovare appoggio per l’unificazione dei due Imperi, occidentale ed orientale nel movimento cristiano?
Purtroppo l’Editto di tolleranza stava diventando un editto di egemonia di un piccola parte della popolazione rispetto alla gran massa dei pagani e dei culti degli avi, molto radicati nelle genti semplici.
Ercole Graglia con i suoi genitori »
Foto del matrimonio, il 23 Marzo 1958 a Castiglion Tinella »
Un caso di coma cerebrale – di Ercole Graglia »
Genova Aprile 2007
Un caso di coma cerebrale
Voglio esporre alcuni ricordi di un infortunio stradale occorsomi durante una mia uscita in motorino alcuni anni fa ( una quindicina ).
A quell’epoca ero in possesso di un “Bravo” della Piaggio con avviamento del motore a pedali.
Era un motociclo affidabile e con una certa tenuta di strada, a meno di non superare una certa velocita’ ( 30-40 Km ).
Dovevo recarmi a Sestri Ponente in Via Siffredi ( EsaOte ) per consegnare a mio figlio Piero documenti per la dichiarazione dei redditi e poi in Via Colombo, dall’altra parte della citta’, sempre per documenti di un avvocato commercialista.
Era un giorno estivo afoso e percio’ non indossavo il casco, come permesso agli anziani in quel tempo.
Sono andato verso Sestri; in Via Pacinotti all’altezza del cancello dell’Ansaldo Meccanica finisce la mia corsa.
Mi trovo in un luogo buio, senza alcun senso di caduta e di dolore fisico; per un brevissimo istante vedo il nero dello stivale del Vigile urbano…..all’improvviso mi trovo all’altezza dei caseggiati della Via e, da lassu’ vedo il mio corpo per terra.
Mi viene un pensiero “Muove la testa, dunque non e’ morto….” e mi sembrava che quel movimento della testa fosse un segno di rassegnazione per un evento inaspettato.
Coraggio! Mi sono detto e vedo davanti a me una strada senza fine con una luce bianco lattea; tutto questo per pochi secondi.
Tranquillo e quasi gioioso stavo per iniziare un viaggio senza fine e senza ritorno; stavo dimenticando tutto quello che era terreno, anche la mia famiglia….Era la linea verticale che porta nel cielo che stava prevalendo sulla linea vitale orizzontale degli affetti terreni, come aveva ben ricordato il nostro teologo don Natale Bussi durante l’omelia per la morte di Beppe Fenoglio, mio compagno di Liceo ad Alba.
Dopo circa 3 ore mi sveglio all’ Ospedale di Sampierdarena.
Il dottore stava mettendo dei punti di sutura sopra l’arco sopraccigliare dell’occhio sinistro.
Probabilmente era la zona del capo dove avevo picchiato per terra.
Dopo un pò di smarrimento ho capito di aver avuto un incidente ed ho chiesto al dottore dove si trovava la moto e la borsa con i documenti.
Il dottore risponde che tutto era controllato da un Vigile sul luogo dell’incidente.
Se volevo uscire dovevo firmare e non avrei più avuto alcuna prestazione medica urgente, solo quelle di prenotazione con tempi lunghissimi.
Ho subito firmato, con un taxi ho raggiunto il Vigile, sempre sul luogo dell’incidente, ho drizzato la ruota: avevo gli occhiali rotti, il capo fasciato, quasi non vedevo i semafori e, con grande meraviglia del Vigile, sono ripartito.
Sono riuscito ad arrivare a Sestri e poi in Via Colombo ed infine son giunto a casa.
Indi tutta la trafila delle visite inutili, perchè non erano in linea temporale.
Mi assegnavano una visita che doveva essere preceduta da un’altra e così perdevo solo tempo.
Ma tutto finì grazie all’aiuto del medico di famiglia.
Aggiungo poi che sono stato richiamato più volte negli Uffici della Polizia Stradale per chiarire i motivi dell’incidente, perchè dietro di me c’era un motocarro a 3 ruote che stava per sorpassarmi, ed io non mi ero accorto di nulla.
I conducenti del motocarro affermavano che si erano emplicemente fermati, mentre forse mi hanno urtato, provocando la caduta.
Io, purtroppo, non ho potuto dare nessun aiuto alla Polizia, perchè, dopo la caduta e la botta per terra, il mio cervello ha cancellato tutte le sensazioni esterne ricevute in quel momento, come fà un Computer quando si sbaglia un tasto.
Finito il trauma della caduta e le cure del medico di famiglia, ho ripreso le mie abituali occupazioni, non pensando più a problemi nè fisici nè psichici.
UN FATTO PERO’ MI VENIVA IN MENTE: Quandi si è isolati dal nostro mondo abituale, ecco che appare una realtà tutta diversa: CADONO TUTTI I PENSIERI ED I PROBLEMI DELLA VITA E RESTA UN UNICO PENSIERO: DOVE ANDREMO DOPO L’EVENTO FINALE DELLA NOSTRA VITA?
Per quale scopo siamo nati?
Quale è il disegno del Demiurgo nei nostri riguardi, come dicevano i Saggi Greci?
Demiurgo, Dio, Zeus, Deus, che ha realizzato ( ed è in minima parte ) ciò che vediamo?
Perchè provavo tanta gioia di partire per un viaggio senza ritorno?
Avevo una famiglia e due figli, ma dovevo partire.
Charitas urget animam.
La prima considerazione che ho fatto è che la Resurrezione avviene contemporaneamente alla morte corporale.
Si muore, ma lo Spirito, l’Anima no, risorge subito.
Forse hanno intuito la verità i Buddisti con la credenza in una possibile reincarnazione, dopo un certo periodo: ma è solo un’ipotesi.
Dicevano i Saggi Greci che solo gli Dei conoscono le Ultime Verità.
Noi accontentiamoci degli antichi miti, quelli giudaici, cristiani ed esoterici.
Escludo le pseudo religioni che accettano l’assassinio.
Io credo nell’esistenza di un Dio, non necessariamente antropomorfo, perchè sento la Sua voce nel profondo della mia anima, parla dentro di noi, a volte ci contraddice: non posso pensare da dove venga quella Voce misteriosa, se non da un Essere, autodefinitosi nella Bibbia: “IO SONO COLUI CHE SONO“.
I grandi filosofi hanno quasi tutti trattato sul concetto di Dio, un Enigma che forse ci sarà svelato dopo la nostra morte corporale.
L’Elan Vitale del filosofo francese HENRY BERGSON ( 1859-1941 ) lo Slancio Vitale è un’ipotesi che rappresenta l’evoluzione creatrice che, nell’Universo, si presenta come una continua novità e perenne conservazione che origina la continua creazione anche dell’Umanità ( Concetto di Infinito e Eterno ).
Esistono due tipi di società umana: una chiusa ed una aperta.
Società chiusa è quella in cui prevalgono le forze della conservazione, in cui l’individuo è subordinato all’insieme.
Società aperta in cui prevalgono le forze di crescita.
A questo punto, osserva Bergson, corrispondono due tipi di morale: Morale chiusa e Religione statica, Morale aperta e Religione Dinamica che libera l’Uomo nel suo slancio verso Dio, concettualmente irraggiungibile dal pensiero umano.
Nel 1922 aveva pubblicato “Dureè et simultainetè a propos de la theorie d’Einstein” e, nel 1933 “La Penseè et le mouvant“.
Bergson è morto nel 1941, durante l’occupazione tedesca della Francia e, come ebreo, poteva essere arrestato dalle Belve Naziste.
In quel fosco e sanguigno tramonto della sua vita, fu consolato dalla certezza d’Iddio, del quale la sua stessa filosofia l’aveva riportato a riconoscerne l’esistenza, pur senza comprenderLo.
Scritto da Ercole Graglia
Un pensiero sulla filosofia di Martin Heidegger – di Ercole Graglia »
MARTIN HEIDEGGER
Meβkirch, 26 settembre 1889 – Friburgo in Brisgovia, 26 maggio 1876
Docente a Marburgo e poi a Friburgo, nel 1933 aderì al Partito Nazista e scrisse a favore del regime, ma poi si chiuse in un silenzioso riserbo.
Nella sua ricerca esistenziale ( Sein und Zeit – Essere e Tempo ) Heidegger scrive che l’individuo ha, come determinazione esistenziale “l’ Essere nel Mondo“.
L’essere che incontriamo nelle cose del mondo si riduce alla loro utilizzabilità, invece il nostro esserci nel mondo ci porta ad una coesistenza inautentica ( con le cose ) ad una coesistenza autentica ( con le persone ).
Questa è la chiave, a mio parere, per comprendere la filosofia esistenziale di Heidegger.
Nella coesistenza inautentica con le cose, che può essere allargata anche a persone stimate di rango inferiore,come schiavi, zingari, deficienti, ed appartenenti a razze inferiori, come sentenzierà il nazismo, il “chi” si trasforma in “si” ( man ): si dice, si fà, si giudica, come si usa dire nella mediocrità della quotidianità.
Invece, parlando della fine della nostra esistenza, della morte, si passa dalla banalità quotidiana e si raggiunge l’esistenza ( ex-sistere ) autentica.
Sappiamo che, quando si dice: “Si muore” il Si corrisponde a “Nessuno“.
La morte è un caso che appartiene a tutti e quindi a “Nessuno“, ed il coraggio di accettare l’angoscia dell’evento terminale della nostra vita, viene continuamente soffocato dal “si” quotidiano.
La voce interna della coscienza ( che io personalmente interpreto come l’unica voce che mi fà credere nell’esistenza di Dio, anche se “Ignoto” come dicevano i pagani ) richiama nell’uomo il concetto della Morte come “la possibilità” propria ed insuperabile dell’uomo, nessuno escluso.
Allora l’esistenza si riduce ad un “Vivere per la Morte“?
L’esistenza dell’ Uomo quindi è un Nulla?
La Kehre, la svolta, consiste nel rivolgerci direttamente all’ Essere ( a questo punto ricordo la definizione biblica che Dio dice di sè stesso: IO SONO COLUI CHE SONO ).
Nell’ultima parte della sua filosofia, Holderlin und das Wesen der Dichtung ( 1937 ) e Platons Lehre von der Wahreit (1940-1947) la dottrina platonica della verità.
Il linguaggio poetico è il luogo primario della manifestazione dell’Essere ed è gettato dall’Essere come un progetto in una illuminazione che lo conserva per sempre vicino all’Essere.
Quindi non c’è più il Nulla ma un desitino infinito della stessa divinità.
Nel 1950 stampa Holzwege ( Sentieri interrotti ), nel 1954 Was heisst Denken? ( Cosa significa pensare ? ).
L’uomo prende coscienzadella propria solitudine, cade nell’angoscia esistenziale, una superessenza che non si lascia mai imprigionare in nessuna categoria mentale, in nessuna realtà mondana, in nessun momento del divenire storico.
Il compito della filosofia è quello di restare fermo nella contemplazione dell’Essere di cui non può che affermare la sua identità con sè stesso. L’Umanesimo di Heidegger presuppone il primato dell’Essenza sull’Esistenza, mentre il filosofo francese Sarte dice l’opposto, un vero antropocentrismo che fà dipendere ogni valore dall’assoluta contingenza dell’esistere dell’uomo.
Il prof. Pietro Chiodi, nominato nel 1939 alla cattedra di Filosofia del Liceo Govone di Alba, ebbe presto difficoltà per la sciagurata guerra nazifascista e, nel 1943, assieme al fraterno amico prof. Leonardo Cocito di Genova, si unì alla Resistenza Partigiana.
A quel tempo sulle strade circolavano pochissime auto, quasi tutte militari, e dei nostri aguzzini nazisti.
Bastava una disattenzione, farsi trovare in qualsiasi posto ed era subito la morte; si poteva attendere qualche giorno, per cambio priogionieri oppure per rappresaglia per qualche attentato; era un incubo perenne che iniziava con il sorgere del Sole.
Sulla strada per Brà fu catturato, assieme ad altri, da un plotone di repubblichini fascisti e portato in una caserma sorvegliata dalle SS.
Chiodi aveva portato con sè un libro di Martin Heidegger, scritto in tedesco ( erano gli albori di quella speculazione esistenzialista ).
Un giovane ufficiale vide quel libro, parlò a lungo con Chiodi di filosofia e lo graziò nel senso che lo spedì in Austria a scavare rifugi sotterranei ( anche loro dubitavano della vittoria finale ).
Il Kapò austriaco lo rimandò a casa, essendo inabile al lavoro.
Tutti gli altri subirono maltrattamenti nelle orribili “Nuove” di Torino, furono trasportati a Carignano, una cittadina presso Torino, e subirono una orribile morte per impiccagione; furono lasciati dondolare ai capestri sino alla sera sempre per ordine del comandante, e neppure fu permesso al parroco di benedirli.
IL sacrificio del prof. Leonardo Cocito, genovese, è ricordato con l’intestazione di una Via ad Albaro.
Era stato anche dato l’ordine da parte dell’ufficiale comandante di mettere due salme per cassa.
Partiti gli ex-alleati ( i tedeschi ndr ) ai nostri eroi fu data onorata sepoltura.
Nel 1944 avevo 22 anni ed ora nel 2007 a 86 anni ritrovo nei musulmani di Al Qaeda altrettanti pericolosi soggetti infatuati in false teorie socio religiose.
Quando finirà il fanatismo?
Scritto da Ercole Graglia
Il quartiere di Via Cottini a Santo Stefano Belbo – di Ercole Graglia »
Casa in Via Garibaldi num 5, Santo Stefano Belbo »
Questa è la casa dove mio padre Ercole Graglia ha vissuto dall’età di circa 8 anni fino a quando si è sposato, a 36 anni – il 23 marzo 1958.
In seguito si è trasferito a Genova, in Via Majorana.
In questa casa rimase ad abitare mia nonna Teodolinda ( nonna Linda ) nei soli mesi estivi, il resto dell’anno la nonna, anziana, diabetica e quasi cieca da un occhio, abitava con mio papà ( e con me, mio fratello Mario e nostra mamma ) a Genova.
Mia nonna Linda morì a Genova nel 1969, per una pleurite aggravata dal diabete, nell’ospedale di Sampierdarena, Villa Scassi.
Sfortuna volle che il decesso della povera nonna avvenisse proprio il genetliaco di mio padre Ercole, il 3 Maggio.
Da allora mio padre non festeggiò più il suo compleanno.
Dopo la morte di nonna, mio padre vendette questa casa all’ impresario Gonella, per comprare, sempre da costui, una villetta indipendente poco lontano, ancora in costruzione, in Via Cottini, sempre a Santo Stefano.
Ma torniamo alla casa in Via Garibaldi 5 a Santo Stefano Belbo.
Io me la ricordo bene, vi ho trascorso con mia mamma, mia nonna e mio fratello Mario tutte le estati nel periodo dai 4 ai 11 anni circa ( anni dal 1963 al 1969 ).
Anni felici e spensierati, come potevano esserlo per un bimbo che cresceva negli anni 60!!!
La casa era disposta su 3 piani, 2 camere per ogni piano e una scala interna, un’ampia cantina disposta su due locali, una soffitta con abbaino, ove era sita una piccola stanzetta, ed infine un terrazzino-solarium raggiungibile con una scala a chiocciola.
A piano terra, entrando sulla destra c’era la cucina, mentre la camera a sinistra era stata trasformata da mio padre in rimessa per auto. In quegli anni mio padre possedeva una Fiat 11oo color grigio chiaro, che utilizzò per ben 23 anni!!
Da ragazzo, mio padre aveva eletto come suo rifugio la stanzetta in soffitta.
Per noi bambini, io, mio fratello e i miei cugini, il massimo divertimento era andare a curiosare tra le cianfrusaglie del sottotetto, per cui diventammo anche noi assidui frequentatori di quella stanzetta sù in soffitta. Ricordo che era piena dei libri e romanzi che lui amava leggere da giovane.
Durante la guerra mio padre teneva in quella mini-cameretta una radio a galena con antenne da lui realizzate per ascoltare Radio Londra.
Da lì si poteva raggiungere la terrazza mediante una scaletta a chiocciola. D’estate io e mio cugino Piercarlo, due piccoli monelli, salivamo su questo terrazzino che dominava la piazza del paese, Piazza Umberto I, e infastidivamo i passanti, durante i giorni di mercato ( mercoledì ) e durante la fiera di San Rocco ( primi quindici giorni di agosto ) con tiri di cerbottane ( cannette fatte con strisce di carta arrotolata ) o abbagliando le persone con degli specchi.
Le nostre birichinate terminavano quando Nonna Linda ci richiamava all’ordine. In tal caso cominciavamo a studiare quali altri dispetti avremmo potuto ordire il giorno dopo.
UNA VOLTA HO TIRATO ALLA MIA POVERA NONNA UN BELLO SCHERZO !
Nonna si era preparata un ovetto alla coque, l’aveva già cotto e posto sul portauovo per mangiarselo.
Io, avevo 5 anni, ero nascosto sotto il tavolo da cucina.
Mi venne l’idea di sostituire l’uovo con una pallina da ping pong. Operazione semplice, ero piccolo e agile, mentre nonna era anziana, lenta nei movimenti, e per di più ci vedeva poco.
Mia nonna provò invano a colpire con un cucchiaino la pallina da ping pong, ma questa non aveva nessuna intenzione di rompersi.
Mia zia Adriana aveva assistito a tutta la scena, divertita, e mi tenne bordone. << Ma che uovo è, Nonna Linda?? >> chiese la zia a mia nonna. << Me lo hanno comprato oggi al mercato le signore Bergnote!! >> rispose la nonna << Ma non vedi com’è piccolo?? Ti han fregato, questo è un uovo di piccione!! >> affermò la zia.
Mia nonna osservò la pallina da ping pong e disse che, si, effettivamente era troppo piccolo per essere un uovo di gallina, doveva essere proprio un uovo di piccione.
Al che saltai fuori da sotto il tavolo, con una mano presi la pallina da ping pong dal porta uovo, la lanciai per terra facendola rimbalzare, con l’altra tirai fuori il vero uovo e lo rimisi sul portauovo.
SCHERZO SVELATO !!
<< Ahhhhh….. Bastord d’n bastord!! >> esclamò la mia povera nonna << Guarda che è un bambino, e poi è tuo nipote!! >> rispose zia Adriana << Era solo uno scherzo, e per lui son gli anni più belli della sua vita!! >>.
COME AVEVA RAGIONE MIA ZIA ADRIANA !!
Tornando alle mie estati anni 60 passate nella casa di Via Garibaldi , mia nonna Linda possedeva un televisore, ma poteva sintonizzare solo il Primo Canale ( RAIUNO ). Per vedere il Secondo Canale ( RAIDUE ) dovevamo andare da un vicino ( Il Sig. Carlan, un invalido, ero amico di suo figlio Franco anche se aveva qualche anno più di mè ).
Il Signor Carlan era solito ripetere che gli Americani non erano mai sbarcati sulla Luna, era tutto un trucco di Hollywood. Una sera vedemmo un vecchio film del 1920 “IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI ( Das Cabinet des Dr. Caligari ), diretto dal regista tedesco Robert Wiene, e io mi impressionai tantissimo, al pensiero di un Golem che di notte girava per strozzare la gente nel sonno!!
Scritto da PierGiuseppe, figlio di Ercole Graglia
Ritratto di Scaglione Savina Margherita (1873-1945), ostetrica, nonna materna di Ercole Graglia »
Viaggio a Debrecen ( Ungheria ) nel 1942 – di Ercole Graglia »
Nel 1942, grazie ad un invito da parte di un lettore di lingua magiara all’ Università di Torino, feci il mio primo viaggio all’estero, a Debrecen in Ungheria, città riformata con una Università ( Egyetem ) anche estiva ( Nyari ) per gli stranieri. Era diretta ai Calvinisti che avevano un grande Tempio ed un Collegio nel Centro di Debrecen.
Strinsi parecchie amicizie con residenti.
Fui ospitato dalla famiglia dell’ Ing. Erno Torok e conobbi autorità e professori che avevano più conoscenze di me sulla situazione e sulla vita in Italia. Il contrasto tra l’Italia oscurata e già bombardata e l’Ungheria illuminata e festaiola era troppo stridente e mi faceva pensare al peggio.
A Ferragosto ero a Budapest in una sede della rappresentanza cattolica di fronte al Tempio di Incoronazione a Buda.
Eravamo in attesa dell’arrivo del Reggente Miklos Horthy, che giunse a cavallo con la sua scorta ed entrò nel Tempio.
Poco dopo il Reggente uscì e fu portato via in auto. Era giunta in quel momento la notizia che suo figlio era caduto in Russia in seguito ad un combattimento aereo.
Fu un giorno di lutto nazionale, ma poi le feste ricominciarono, teatri aperti sulla meravigliosa Isola Santa Margherita, nel cuore di Budapest, circondata dal Danubio.
Concerti, cene sui battelli e tante belle ragazze che invitavano al Bècsi Keringo - Valzer Viennesi (Becs – Vienna Keringo - Valzer ). Le Czardas erano nelle regioni rurali ( alcune sulla Collina di Buda ).
Un contrasto tra la gioiosa vita in Ungheria e la morte in Italia.
Anche in Ungheria giungerà lo sfacelo nel 1944.
Scritto da Ercole Graglia
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