« Un caso di coma cerebrale – di Ercole Graglia
Genova Aprile 2007
Un caso di coma cerebrale
Voglio esporre alcuni ricordi di un infortunio stradale occorsomi durante una mia uscita in motorino alcuni anni fa ( una quindicina ).
A quell’epoca ero in possesso di un “Bravo” della Piaggio con avviamento del motore a pedali.
Era un motociclo affidabile e con una certa tenuta di strada, a meno di non superare una certa velocita’ ( 30-40 Km ).
Dovevo recarmi a Sestri Ponente in Via Siffredi ( EsaOte ) per consegnare a mio figlio Piero documenti per la dichiarazione dei redditi e poi in Via Colombo, dall’altra parte della citta’, sempre per documenti di un avvocato commercialista.
Era un giorno estivo afoso e percio’ non indossavo il casco, come permesso agli anziani in quel tempo.
Sono andato verso Sestri; in Via Pacinotti all’altezza del cancello dell’Ansaldo Meccanica finisce la mia corsa.
Mi trovo in un luogo buio, senza alcun senso di caduta e di dolore fisico; per un brevissimo istante vedo il nero dello stivale del Vigile urbano…..all’improvviso mi trovo all’altezza dei caseggiati della Via e, da lassu’ vedo il mio corpo per terra.
Mi viene un pensiero “Muove la testa, dunque non e’ morto….” e mi sembrava che quel movimento della testa fosse un segno di rassegnazione per un evento inaspettato.
Coraggio! Mi sono detto e vedo davanti a me una strada senza fine con una luce bianco lattea; tutto questo per pochi secondi.
Tranquillo e quasi gioioso stavo per iniziare un viaggio senza fine e senza ritorno; stavo dimenticando tutto quello che era terreno, anche la mia famiglia….Era la linea verticale che porta nel cielo che stava prevalendo sulla linea vitale orizzontale degli affetti terreni, come aveva ben ricordato il nostro teologo don Natale Bussi durante l’omelia per la morte di Beppe Fenoglio, mio compagno di Liceo ad Alba.
Dopo circa 3 ore mi sveglio all’ Ospedale di Sampierdarena.
Il dottore stava mettendo dei punti di sutura sopra l’arco sopraccigliare dell’occhio sinistro.
Probabilmente era la zona del capo dove avevo picchiato per terra.
Dopo un pò di smarrimento ho capito di aver avuto un incidente ed ho chiesto al dottore dove si trovava la moto e la borsa con i documenti.
Il dottore risponde che tutto era controllato da un Vigile sul luogo dell’incidente.
Se volevo uscire dovevo firmare e non avrei più avuto alcuna prestazione medica urgente, solo quelle di prenotazione con tempi lunghissimi.
Ho subito firmato, con un taxi ho raggiunto il Vigile, sempre sul luogo dell’incidente, ho drizzato la ruota: avevo gli occhiali rotti, il capo fasciato, quasi non vedevo i semafori e, con grande meraviglia del Vigile, sono ripartito.
Sono riuscito ad arrivare a Sestri e poi in Via Colombo ed infine son giunto a casa.
Indi tutta la trafila delle visite inutili, perchè non erano in linea temporale.
Mi assegnavano una visita che doveva essere preceduta da un’altra e così perdevo solo tempo.
Ma tutto finì grazie all’aiuto del medico di famiglia.
Aggiungo poi che sono stato richiamato più volte negli Uffici della Polizia Stradale per chiarire i motivi dell’incidente, perchè dietro di me c’era un motocarro a 3 ruote che stava per sorpassarmi, ed io non mi ero accorto di nulla.
I conducenti del motocarro affermavano che si erano emplicemente fermati, mentre forse mi hanno urtato, provocando la caduta.
Io, purtroppo, non ho potuto dare nessun aiuto alla Polizia, perchè, dopo la caduta e la botta per terra, il mio cervello ha cancellato tutte le sensazioni esterne ricevute in quel momento, come fà un Computer quando si sbaglia un tasto.
Finito il trauma della caduta e le cure del medico di famiglia, ho ripreso le mie abituali occupazioni, non pensando più a problemi nè fisici nè psichici.
UN FATTO PERO’ MI VENIVA IN MENTE: Quandi si è isolati dal nostro mondo abituale, ecco che appare una realtà tutta diversa: CADONO TUTTI I PENSIERI ED I PROBLEMI DELLA VITA E RESTA UN UNICO PENSIERO: DOVE ANDREMO DOPO L’EVENTO FINALE DELLA NOSTRA VITA?
Per quale scopo siamo nati?
Quale è il disegno del Demiurgo nei nostri riguardi, come dicevano i Saggi Greci?
Demiurgo, Dio, Zeus, Deus, che ha realizzato ( ed è in minima parte ) ciò che vediamo?
Perchè provavo tanta gioia di partire per un viaggio senza ritorno?
Avevo una famiglia e due figli, ma dovevo partire.
Charitas urget animam.
La prima considerazione che ho fatto è che la Resurrezione avviene contemporaneamente alla morte corporale.
Si muore, ma lo Spirito, l’Anima no, risorge subito.
Forse hanno intuito la verità i Buddisti con la credenza in una possibile reincarnazione, dopo un certo periodo: ma è solo un’ipotesi.
Dicevano i Saggi Greci che solo gli Dei conoscono le Ultime Verità.
Noi accontentiamoci degli antichi miti, quelli giudaici, cristiani ed esoterici.
Escludo le pseudo religioni che accettano l’assassinio.
Io credo nell’esistenza di un Dio, non necessariamente antropomorfo, perchè sento la Sua voce nel profondo della mia anima, parla dentro di noi, a volte ci contraddice: non posso pensare da dove venga quella Voce misteriosa, se non da un Essere, autodefinitosi nella Bibbia: “IO SONO COLUI CHE SONO“.
I grandi filosofi hanno quasi tutti trattato sul concetto di Dio, un Enigma che forse ci sarà svelato dopo la nostra morte corporale.
L’Elan Vitale del filosofo francese HENRY BERGSON ( 1859-1941 ) lo Slancio Vitale è un’ipotesi che rappresenta l’evoluzione creatrice che, nell’Universo, si presenta come una continua novità e perenne conservazione che origina la continua creazione anche dell’Umanità ( Concetto di Infinito e Eterno ).
Esistono due tipi di società umana: una chiusa ed una aperta.
Società chiusa è quella in cui prevalgono le forze della conservazione, in cui l’individuo è subordinato all’insieme.
Società aperta in cui prevalgono le forze di crescita.
A questo punto, osserva Bergson, corrispondono due tipi di morale: Morale chiusa e Religione statica, Morale aperta e Religione Dinamica che libera l’Uomo nel suo slancio verso Dio, concettualmente irraggiungibile dal pensiero umano.
Nel 1922 aveva pubblicato “Dureè et simultainetè a propos de la theorie d’Einstein” e, nel 1933 “La Penseè et le mouvant“.
Bergson è morto nel 1941, durante l’occupazione tedesca della Francia e, come ebreo, poteva essere arrestato dalle Belve Naziste.
In quel fosco e sanguigno tramonto della sua vita, fu consolato dalla certezza d’Iddio, del quale la sua stessa filosofia l’aveva riportato a riconoscerne l’esistenza, pur senza comprenderLo.
Scritto da Ercole Graglia
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